Se non è cultura…

di Mara Giacalone

Ma però (9)

Come avete passato Halloween?

Molti sicuramente sono stati a Lucca, o meglio, al Lucca Comics and Games. Forse in tanti sanno ormai di cosa si tratta, ma facciamo un passo indietro. Tutto partì nel 1966, quando si decise di ospitare a Lucca la seconda edizione del Salone Internazionale dei Comics, ovvero la più grande manifestazione dedicata al fumetto, all’illustrazione e all’animazione. Saltando alcuni passaggi arriviamo al 1992, quando si organizzò la XIX edizione del salone, e, un anno dopo, venne inaugurata una nuova manifestazione, nota come Lucca Comics, che soltanto nel 1996 assumerà la denominazione di Lucca Comics & Games. Nell’edizione 2000 si ha un cambio di gestione, che passa direttamente al comune; nello stesso anno viene introdotto per la prima volta il palco per il concorso del cosplay. A partire dall’edizione 2006, in occasione dei 40 anni dalla nascita della rassegna, la locazione di tutta la fiera viene spostata nel centro della città, all’interno della cinta muraria lucchese, piuttosto che presso l’area fieristica.

Oggi tutti la conoscono primariamente per i cosplay, ma non si può essere così riduttivi, poiché questi occupano una parte (mi verrebbe da dire minima) rispetto a quello che è in realtà. Ma chiariamo cosa si intende per “cosplay”. Come è noto, il fenomeno nasce in Giappone tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta, ma iniziò a suscitare un certo entusiasmo solo dopo un articolo della stampa giapponese del 1995 dedicato ad un gruppo di giovani di Tokyo che indossò costumi ispirati ai personaggi della serie Neon Genesis Evangelion: da allora il fenomeno ha assunto una portata mondiale, diventando di fatto un vero e proprio elemento culturale. Il termine è una contrazione delle parole inglesi costume e play, che descrivono l’hobby di vestirsi come il proprio personaggio preferito dei fumetti. Ma è possibile (e doveroso, potrebbero dirmi) fare una distinzione tra il cosplay ed il semplice vestirsi in costume: in Giappone le persone vestono come i personaggi di anime, manga o videogiochi giapponesi, piuttosto che altri costumi, e anche qui ultimamente stanno prendendo piede cosplay ispirati ad opere occidentali.

Anche io ci sono stata. Perché? Sostanzialmente per due motivi: prima di tutto come ex-cosplayer e manga-addicted essendo già in Toscana mi sono sentita “in obbligo” ad andare, poi per una motivazione “di studio”, mi permetterei di dire antropologica. Mi spiego. Questa pratica di fare cosplay, come abbiamo visto, si è espansa a tal punto da coinvolgere tutto il mondo, dal Giappone, all’America, passando per l’Europa, diventando una parte integrante della cultura. Manga e anime non sono più considerabili un fenomeno di nicchia, un qualcosa che fa parte di una cultura “underground”: sono diventati fruibili dalla massa: generazioni intere ne attingono a piene mani e la cosa sorprendente è che sono coinvolti tutti, grandi e piccini. Facciamo un esempio. Quella di quest’anno doveva essere un’edizione da record, ma di fatto i numeri hanno sbaragliato le aspettative: 240.000 biglietti sono stati venduti nei quattro giorni, ma ben 400.000 persone si sono riversate in città nel lungo week end. Ora, ditemi se non lo si può considerare un fenomeno di massa. E proprio per questo motivo, per queste dimensioni, qualcuno si è giustamente interrogato sul fatto (nello specifico Erica Giambitto ha prodotto una ricerca intitolata Le Rappresentazioni Culturali dei Cosplayer per il Centro Studi di Etnografia Digitale).

Quello che mi spingeva a fare cosplay (e che spinge anche molti altri) era un tentativo di portare nella realtà, dare una forma concreta, a ciò che esisteva solo in forma cartacea oppure a livello di computer grafica. Penso che sia il sogno di ogni lettore vedere il proprio eroe prendere vita. E se posso addirittura diventare io quello stesso eroe, quello stesso personaggio? Capite bene che la faccenda assume un certo fascino. Il bello del fare cosplay, a mio parere, sta proprio in questo: avere la possibilità di evadere da quelli che siamo noi e diventare, per qualche ora, i nostri eroi. Mi sono sempre emozionata davanti a quei cosplayer che non solo imitano i vestiti del proprio personaggio, ma pure le movenze, i tic, le espressioni… è un immedesimazione totale. Per questo il mio lato antropologico non ha potuto resistere davanti al richiamo del Lucca Comics. Ma quali altre motivazioni spingono la gente a partecipare a questi raduni? Credo per un senso di appartenenza, per fare “gruppo”, per incontrare persone con le stesse passioni. Seppure lo abbiamo definito “fenomeno di massa”, è anche vero che magari, nel nostro piccolo, non conosciamo tanta gente che legge i fumetti e quindi queste manifestazioni hanno anche uno scopo aggregativo. Fanno cultura. Insomma, è inutile andare avanti snobbando manga e anime: sono elementi culturali anche loro e nemmeno più estranei come un tempo, ormai permeano anche la “cultura occidentale” così tronfia e classicista. Dobbiamo aprirci a queste nuove forme, sono belle e diverse. Che c’è di male? E poi, diciamo la verità, non è che al Lucca Comics ci sia solo questo, anzi! C’è spazio per i videogiochi, per il collezionismo, per gli appassionati di cinema, per gli amanti dei libri… è un evento culturale a tutto tondo, perché negarlo o criticarlo? Ben venga che i giovani sentano questo richiamo! Siamo nel 2014: cultura è tutto ciò che prende forma dalla nostra volontà di agire con il mondo che ci circonda, quindi è naturale che anche essa si evolva con la società.

Ovviamente mi rendo conto che i lucchesi possano magari non gradire la manifestazione: a questo riguardo, mi sono permessa di chiedere direttamente a loro.

“Per un lucchese (anche solo della provincia) il Lucca Comics è una bomba che trasforma una città dal ritmo rilassato e a misura d’uomo in una gigantesca marea di “nomadi” in cerca di una terra promessa che spesso si traduce in file chilometriche senza un apparente fine. Mi ritengo fortunato ad abitare così vicino (e abbastanza lontano da non avere rogne) e con cinque edizioni nel curriculum posso dire che l’atmosfera di quei giorni è qualcosa di magico. Non credo si possa nemmeno elencare la quantità di eventi, ma se dovessi dire la cosa che preferisco di più, questa è la connessione che si crea e che ci unisce tutti: ti ritrovi a parlare del tuo fumetto preferito con uno che ti ha chiesto un’indicazione, cominci a cantare la sigla di un cartone e immediatamente un coro di persone per la strada ti accompagnano. […] Ogni anno si ripete la stessa situazione, la fiera si prepara con i numeri dell’anno prima, ma inevitabilmente aumentano e ti ritrovi in una situazione peggiore di un orco nella battaglia del fosso di Helm, non riesci a fare la maggior parte delle cose che ti eri ripromesso.” (Lorenzo Spadoni)

“Quest’anno il Comics ha veramente superato ogni aspettativa, soprattutto per quanto riguarda l’affluenza. Noi di sabato c’eravamo ed è stato difficile godersi la fiera: troppe code, attese troppo lunghe anche solo per entrare in un padiglione. Intorno alla città ci sono anche stati problemi di traffico da non sottovalutare. Sembra che gli organizzatori ogni volta si preparino a fronteggiare i problemi dell’anno prima, il fatto però è che i visitatori sono in continua crescita. Il Comics è ormai una sorta di grande vetrina non più solo del fumetto e del videogioco, ma anche del web italiano: chi vuole vedere e conoscere i suoi blogger, gamer e youtuber preferiti viene a lLucca sicuro che potrà farlo, anche perché in Italia non esistono eventi specificamente a loro dedicati. Il web ha ampliato l’utenza del Comics a dismisura e di per sé sarebbe un bene, ma quando in una città che può contenere 70-80.000 persone se ne riversano in quattro giorni circa 400.000 i problemi arrivano. Problemi di organizzazione a parte, il Comics resta uno dei momenti di maggiore guadagno non solo per la città che lo ospita, ma per tutto il centro-nord toscano: i visitatori cercano alloggio da Pisa a Firenze e di questa sorta di boost turistico le economie locali non possono che essere beneficiate. Per quanto riguarda la provincia di Lucca è forse una delle principali fonti di guadagno.” (Michele Onori)

“Cultura. Facile da definire. Tutto quello che non pensiamo sia cultura è cultura.”
Giuseppe Pontiggia, Le sabbie immobili, 1991


One thought on “Se non è cultura…

  1. Pingback: Per una difesa della dignità del fumetto | Ma però

Lascia un commento