Quando lo spazio diventa vita

di Diego Marchi

Ma però (10)

Il cinema è un’arte.
Questa frase sembrerà la più ovvia del mondo: al giorno d’oggi la settima arte è probabilmente la più popolare in assoluto. Le rappresentazioni di immagini in movimento hanno sempre attratto l’uomo e la sua voglia di poter rivedere una realtà sullo schermo, ma c’è un altro aspetto che contraddistingue il cinema, ed è la rappresentazione dello spazio. In una singola inquadratura si sceglie che spazio mostrare e che cosa succederà in esso, modellando così i luoghi prescelti e scegliendone certi elementi.
Proprio in questo possiamo ritrovare un’arte che ha più vita del cinema e non diventa seconda in potenza espressiva rispetto ad esso: l’architettura. Nel particolare essa affida al design un ruolo fondamentale proprio nel modellare lo spazio. Ormai il design è ovunque: nella scelta dei mobili, dei loro materiali, o nello scegliere la superficie della finestra della nostra casa. Il designer è diventato un vero proprio artista e non più un semplice artigiano, di conseguenza i registi, essendo anch’essi più che semplici creativi, hanno deciso di mostrare questo mondo attraverso documentari e storie di finzione.

Milano_Design_Film_Festival_Second_edition_Poster_2014_WEB_photo_credit_Bill_BraggNasce così a Milano il Design Film Festival, una rassegna di tre giorni con proiezioni di pellicole che parlano proprio di design, ma anche più in generale del concetto di spazio.
In una giornata particolarmente proficua sono stati mostrati alcuni film veramente interessanti.
Il primo è un documentario su uno degli scienziati più famosi del mondo, Steven Hawking.
Lo scienziato stesso, come voce narrante esterna, spiega la sua vita e le difficoltà che ha dovuto affrontare, ma sempre continuando a dire di sognare lo spazio infinito. Questo spazio, che lui ha contribuito a studiare e di cui ha spiegato una parte dei segreti, diventa il motivo di vita di un uomo che ha perso l’uso del proprio corpo, ma allo stesso tempo ha sviluppato una mente capace di creare universi, con la quale cerca disperatamente il modo di osservare in prima persona quel cosmo così misterioso e affascinante a cui tutti guardiamo. La pellicola, con l’utilizzo di testimonianze e di inquadrature create ad hoc, ci trasmette l’immagine di un uomo che ha saputo fare di necessità virtù, incoraggiando migliaia di persone a dare il massimo delle proprie potenzialità.

Il film che viene presentato subito dopo è Marteen Van Seeren: addice to every possibility di Moon Blaise.
La vita narrata da questo documentario è quella del designer Marteen Van Seeren e di nuovo qui il concetto di spazio è padrone. È padrone in quanto si parla di un uomo che ha manipolato lo spazio stesso, ma la cui dimensione del privato è stata travolta da un lavoro così pressante e creativo.
Quello che emerge infatti è l’immagine di un uomo che ha abbinato una vita professionale particolarmente ricca a una vita familiare difficile, in cui il rapporto con i figli diventa oscuro: spesso si parla di un uomo con lati oscuri ben visibili. I figli sono i primi a farsi carico della testimonianza della vita di un padre spesso assente: una figura che hanno combattuto, ma amato allo stesso tempo.
Esemplificativa in questo senso è la vita del figlio maggiore, il quale, facendo lo stesso lavoro del padre, sente la pressione di una reputazione fragile e legata alla fama del genitore. Tuttavia è spesso il primo a ricordarlo con affetto e a vederne i lati migliori, in contrapposizione al fratello più piccolo che del genitore non ricorda quasi nulla e a cui la sua figura sembra spesso quasi estranea, col risultato di mostrarne quasi sempre solo i lati negativi. Il tono del documentario diventa molto intimo e porta lo spettatore a vedere come un uomo nella vita privata possa avere più difficoltà che nella vita pubblica.
A volte siamo portati persino a condannare Van Seeren, senza però lasciare un giudizio definitivo.

Le pellicole seguenti Torre di David e Mumbay portano lo spazio sul piano dell’urbanistica del terzo mondo.
Il primo cortometraggio parla della vita in Venezuela di famiglie a cui un’alluvione ha tolto la casa e che vengono costrette ad occupare abusivamente un palazzo enorme mai finito. Proprio in questa grande torre si annidano storie di persone costrette ogni giorno a combattere per la luce e il gas, ma anche per l’acqua. Questi inquilini hanno creato un piccola comunità dove ognuno aiuta gli altri, dove chiunque ha bisogno o può offrire aiuto è il benvenuto, il tutto sotto gli occhi di uno stato che fa finta di non vedere.
Il secondo corto, diretto da uno dei registi di Torre di David, riprende il tema della povertà e urbanistica portando davanti alla cinepresa alcuni architetti, i quali denunciano i propri errori nella pianificazione di abitazioni nella metropoli di Mumbay. Da questo errore sono nati gli Slum, quartieri creati dai poveri che vengono dalla campagna circostante utilizzando i materiali di scarto per creare abitazioni. Gli architetti esaltano gli aspetti umani di questi quartieri e le società che si sono create al loro interno, in opposizione al piano governativo che prevedeva enormi palazzoni in cui raggruppare i poveri senza una logica di sviluppo urbano.

Infine come ultimo appuntamento viene mostrato il film Mon oncle di Jacques Tati.
La pellicola mostra subito ironia verso l’atteggiamento moderno degli architetti, per cui ogni cosa diventa automatizzata, e i riti già ridicoli della borghesia vengono totalmente messi alla berlina. In opposizione viene presentata la vecchia città, con i suoi vicoli romantici dove il movimento comico diventa libertà d’espressione di una naturale allegria di vivere. I parenti borghesi si muovono come robot e intorno alla loro casa futuristica si crea una serie di riti meccanici e goffi, resi al massimo nella scena del picnic con in vicini o nei loro regali per l’anniversario di matrimonio.

Alla fine della proiezione, nell’uscire dal cinema, si resta col sorriso di una giornata passata a guardare ottimi film di tutti i generi, i quali danno allo spettatore la sensazione di una nuova consapevolezza e di conoscenza del concetto di spazio e di come esso sia alla base di due arti come il design e il cinema.
Un’ottima manifestazione che meriterebbe di essere pubblicizzata maggiormente e che deve assolutamente attirare più spettatori per poter diffondere pellicole di questo livello.


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