Il Teatro dell’Elfo e il suo adorabile Vizio di stupire

In scena la commedia “Il Vizio dell’arte” firmata da Alan Bennett

di Lorenzo Dell’Onore

Ma però (4)

La compagnia milanese del Teatro dell’Elfo torna alla carica e inaugura la nuova stagione teatrale 2014-2015 con un’appassionante commedia di Alan Bennett, intitolata Il Vizio dell’Arte (titolo originale: The Habit of Art). In scena i più grandi interpreti storici dell’Elfo Puccini: Ferdinando Bruni, Elio de Capitani e Ida Marinelli, diretti da una regia a quattro mani targata Bruni e Francesco Frongia. A loro si affiancano le altre giovani e talentuose leve della compagnia. Questo lavoro vede di nuovo in scena insieme Elio De Capitani e Ferdinando Bruni, dopo la grande notorietà raggiunta l’anno scorso dallo spettacolo Frost/Nixon sullo scandalo Watergate in cui entrambi erano sia registi sia attori. Lo spettacolo ebbe un ottimo successo di pubblico e di critica ed è stato portato anche in tournée in vari teatri d’Italia. Quest’anno verrà replicato a partire da dicembre, come da tradizione in casa Elfo, che è solita riproporre anche vecchi spettacoli teatrali nel solco del rispetto per la tradizione e per i lavori più belli e riusciti, che non vanno dimenticati.

Il Teatro dell’Elfo e il suo adorabile Vizio di stupireNon è la prima volta che la compagnia mette in scena uno spettacolo teatrale di Alan Bennett: l’anno scorso è stato replicato il pluripremiato The History Boys, altro celebre lavoro del drammaturgo inglese. Questa volta però la scelta pare essere stata più ardua, dal momento che Il Vizio dell’Arte, oltre che essere una commedia brillante, è soprattutto un lavoro metateatrale: mette cioè in scena i meccanismi di lavoro del teatro stesso (la costruzione della scena; il rapporto talora anche teso che si instaura tra attori, regista e autore dello spettacolo; i conflitti generati da certi attori esasperati che portano la propria natura istrionica alle estreme conseguenze pur di prevalere e di guadagnarsi il posto sul palcoscenico, nonché gli applausi del pubblico che ne sanciscono il memorabile successo).
É insomma una commedia nella commedia, ma non dimenticate che si tratta di una commedia inglese, di quelle capaci di far ridere e riflettere allo stesso tempo, se non persino commuovere dietro l’apparenza di certi gesti e certe parole. Bruni e De Capitani interpretano due attori che a loro volta interpretano rispettivamente il poeta omosessuale Wystan Hugh Auden e l’amico musicista Benjamin Britten. I due personaggi sono realmente esistiti ed erano intellettualmente attivi negli anni del secondo conflitto mondiale e del dopoguerra, dunque ciò che si svolge sul palcoscenico è un incontro ipotetico ma del tutto verosimile. Tra i messaggi convogliati: lo scorrere incessante del tempo, che rigorosamente scandisce la vita del poeta e di conseguenza avvicina sempre di più alla morte, e il vizio che mai abbandona chi fa della passione per l’arte la propria ragion d’essere. Oltre a ciò, lo spettatore può cogliere anche una sottile critica nei confronti dell’omofobia dell’epoca. Insomma, si tratta di temi degni di introspettive indagini filosofiche, che però vengono proposti e scandagliati con l’arma del riso, sia esso amaro o puro e semplice.
Accanto ai due big del teatro, una squisita Ida Marinelli interpreta Kay, l’aiuto regista che, insieme a Vincenzo Zampa nel ruolo dell’attrezzista, si cimenta in adorabili sketch musicali che servono ad alleggerire la trama ma anche a trasmettere al pubblico con una grande ironia informazioni preziose che completano il tessuto narrativo e permettono di comprendere pienamente quel che sta avvenendo in scena. Compito per cui del resto sono stati pensati gli interventi stessi degli attori alle prese con l’allestimento dello spettacolo su Auden: le domande che essi rivolgono all’autore del testo o all’aiuto-regista servono anche per far capire meglio al pubblico in sala chi fossero i personaggi che vengono messi in scena e in quale contesto essi operassero. È stato lo stesso Alan Bennett a rivelarlo, spiegando come la difficoltà di convogliare le informazioni sulla collaborazione di un tempo tra Auden e Britten potesse essere risolta inquadrando la commedia in una sala prove: gli attori fanno domande ed obiezioni sul testo, ottenendo così (assieme al pubblico) le risposte necessarie alla comprensione dell’insieme. É in nome di quella collaborazione di un tempo di cui parla Bennett che il musicista Benjamin Britten fa visita al vecchio amico Hugh Auden che non vede da anni: sostanzialmente vuole un consiglio su un’opera che sta preparando, tratta da Morte a Venezia di Thomas Mann, di cui Auden è genero. Quest’ultimo spera che il vecchio amico gli affidi la stesura del libretto. Attorno a questo incontro si sviluppano vicende, discorsi e monologhi che possono sembrare futili e ridicoli, ma in realtà nascondono verità e sentenze profonde.

Meritano di essere citati anche gli altri membri del cast: Umberto Petranca, Alessandro Bruni Ocaña, Michele Radice e Matteo de Mojana. Come già anticipato all’inizio, la regia è a cura dello stesso Ferdinando Bruni e di Francesco Frongia, coppia ormai già collaudata e funzionante, considerato il successo di un precedente lavoro di collaborazione che è anche un capolavoro di animazione nel teatro: Alice Underground.

Uno spettacolo, il Vizio dell’Arte, che merita di essere visto. Se vi trovate a Milano, fate tappa all’Elfo: ne vale veramente la pena.

Lo spettacolo sarà in scena presso il Teatro Elfo Puccini di Milano, ubicato in Corso Buenos Aires 33, fino al 16 novembre. I prezzi variano da 30,50 euro a 16 euro; sono previsti sconti per i giovani al di sotto dei 25 anni e per gli adulti con età maggiore di 65 anni, ma non solo. Per ulteriori e più dettagliate informazioni si rimanda al sito ufficiale del teatro, raggiungibile a questo indirizzo: www.elfo.org


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