BERNARDO BERTOLUCCI: Il respiro del cinema

di Fabio Quartaroli

Ma però (10)

Uscito dall’università dopo una lezione quasi serale, il tempo di un caffè e poi in coda davanti ad uno degli ultimi cinema monosala di Parma…
Un attimo, la fila all’ingresso per la rassegna cinematografica su un regista italiano? In tutta la mia ingenuità mi aspettavo una sala miseramente popolata e invece mi ritrovo ad affrettare il passo subito dopo l’apertura dei cancelli, come alla data italiana di un cantante internazionale, per occupare il posto migliore (posizione centrale e distanza ottimale, valutando le dimensioni dello schermo e l’angolazione della testa sullo schienale), mentre le poltrone intorno si riempiono come nel Tetris di anziani in coppia o in gruppo, per passare una serata fuori casa o per ricordare il mondo di ieri, ma anche di tanti giovani, dai trasandati fanatici di cinema ad individui che non ti aspetteresti d’incontrare in certi luoghi.
Nel giro di un quarto d’ora la sala del cinema D’Azeglio si è riempita totalmente, costringendo le maschere a chiudere le porte in faccia agli ultimi arrivati, con la promessa di una seconda proiezione pomeridiana dalle prossime settimane.
Molto probabilmente un beneficio è venuto anche dalla gratuità dell’evento, organizzato con un poco di spirito campanilistico in collaborazione con l’Università degli studi di Parma e grazie ai finanziamenti di alcuni benefattori, opportunamente ringraziati con un applauso.
Proprio di Parma era originario Bernardo Bertolucci, regista che viene seguito con una studiata selezione attraverso tutto il suo sviluppo artistico, dai suoi primi film fino all’ultimissimo Io e te, uscito nelle sale un paio d’anni fa, introdotti da una breve e interessantissima presentazione da parte del professor Michele Guerra.

Prima della rivoluzione

La rassegna si è aperta con Prima della rivoluzione, opera giovanile, esistenzialista e poetica, per un certo influsso da parte del padre Attilio e dell’amico Pasolini, ma ricca di pensiero politico, quel marxismo e antifascismo ostentati con orgoglio anche in seguito, per poi passare alle opere che il professore ha definito più rappresentative dello stile bertolucciano: Strategia del ragno e Il conformista; il primo ha di sicuro una buona dose di sperimentazione visiva, quella di un regista che accetta la sua provincialità ma la piega a proprio vantaggio guardando al resto del mondo e in particolare alla Nuovelle vague francese; il secondo è tratto da un romanzo di Moravia, ancora un soggetto legato al fascismo e preso dalla letteratura, alla quale attingerà ripetutamente.
NovecentoGli appuntamenti successivi riguardano gli ultimi film di ambientazione italiana, tra cui spicca Novecento, da molti considerato il suo capolavoro, film epico sul mondo contadino agli inizi del XX secolo (un gioco divertente è riconoscere le riprese dei luoghi intorno alla mia casa), che ricerca il realismo, ma forse l’eccesso di manicheismo, come direbbe un altro regista, nel distinguere i personaggi negativi e positivi in termini assoluti lo rende più vicino al mondo delle fiabe, pur riportando i piedi al suolo rispetto alle atmosfere da sogno dei primi film; Il piccolo Buddhaquesto gusto per il fantastico, poi, trova libero sfogo nelle sue produzioni internazionali, a cui è dedicata la seconda parte della rassegna, con film quali L’ultimo imperatore (possiamo dire “la Turandot” di Bertolucci, coronato di riconoscimenti hollywoodiani), Il tè nel deserto e Il piccolo Buddha, girati tra gli anni ’80 e ’90, dove il regista racconta di terre lontane dalla sua campagna d’origine, dipinte a colori sgargianti: probabilmente l’ultimo tocco personale del suo stile, fattosi abbastanza canonico. Infine, in questa ultima parte della sua vita, una nuova tematica, anticipata da Ultimo tango a Parigi (non a caso sarà il penultimo film proiettato, senza rispettare l’ordine cronologico) che già gli diede delle noie per il suo contenuto scabroso, ovvero la sessualità, con film come Io ballo da sola o The dreamers (qui però scartati), trasfigurata sempre più nel tema dell’adolescenza, e quindi Io e te, che segna anche un ritorno all’Italia (sebbene, ammettiamolo, di non grande valore).

Ultimo tango a Parigi

Se vi capita un giovedì sera in città, questa può essere un’ottima occasione per informarsi su un regista italiano che è riuscito ad avere successo anche al di fuori della provincia, aggiungerei in modo assolutamente conveniente per un povero studentello come me!

Ecco il link in cui trovare il calendario delle proiezioni fino a dicembre: http://www.cinedazeglio.it/rassegne/


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