Jorge Amado: lo spirito di una nazione

Fra vegetazione lussureggiante e passioni indomite, lo scrittore brasiliano si destreggia con la letteratura di genere e il postmoderno, ma sempre tenendo presente la sua stella polare: la terra e le storie del Brasile.

di Samuela Serri

Ma però (6)

“Evoè: carnevale!”

Il Brasile è il paese del carnevale, si sa. E Jorge Amado, scrittore brasiliano di romanzi e racconti, lo sa. Vogliamo dire che Amado (1912- 2001) percorse quasi un secolo di storia brasiliana? E diciamolo. Vogliamo dire che gli piacque la vita e conobbe in prima persona il mondo che tanto spesso ha raccontato? Diciamolo pure. E certo doveva piacergli anche il carnevale. Uno dei suoi romanzi più famosi, Dona Flor e i suoi due mariti, si apre proprio sul carnevale di Bahia, che non riesce ad essere guastato del tutto dall’evento luttuoso che dà il via alla narrazione. Anche la giovane dona Flor non riesce davvero, anche se solo per un attimo, a non guardare la sfilata dei carri per le strade della capitale.
Bisogna dire poi che il giovane scrittore esordisce con un romanzo dallo stesso titolo: Il paese del carnevale. Si tratta di una breve opera sull’intelligencija brasiliana degli anni venti, mentre oltreoceano nascevano le ideologie comunista e fascista, in larga parte autobiografica: i suoi primi romanzi, Cacao, Sudore…, sono fortemente intrisi di impegno etico, di quelle ideologie comuniste che Amado sposerà ben presto. Sono storie di esistenze miserrime, dai personaggi umili e schiacciati al suolo. Eppure quella del carnevale è una lezione che lo scrittore non dimentica, ma d’ora in poi sposterà in un mondo in larga parte innaturale, atemporale e fiabesco: un mondo a gambe all’aria e a testa ingiù, che Amado si divertirà a far ruzzolare nelle sue storie.

“Che cosa sono stato se non uno scrittore di puttane e vagabondi?”

Sebbene, una volta affermato, Amado abbia ricevuto lauree honoris causa da diverse università e sia stato anche membro dell’Accademia Brasiliana di Lettere, non si può dire che la sua sia letteratura di altissima levatura. Non ci troviamo di fronte allo scrittore sperimentale o d’avanguardia, insomma. La sua narrazione è piana, liscia, scorrevole, così piena di romanzo, romanzo romanzesco intendo, da poter essere paragonata senza troppa fatica agli intrecci delle telenovelas. Due personaggi si rincorrono spesso nelle sue opere: il vagabondo, che in ultima istanza è lui stesso, fuori dalle scuole e in esilio nel mondo, e la puttana, la figura femminile per eccellenza, che è di tutti i suoi romanzi (Gabriella garofano e cannella, Dona Flor, Teresa Batista stanca di guerra…). Queste sono le figure ricorrenti: come archetipi mitici di una scrittura eppur legatissima alla storia e alla geografia dell’autore. Attraverso le vicende di diseredati dalla vita, Amado mette in atto un rovesciamento, non percepito o inteso dai protagonisti, un’inversione carnevalesca dei ruoli, possibile però solo nella fiaba. E tuttavia così facendo non fa che mostrare, per antinomia, i difetti e gli eccessi della società di un paese dove non ci sono eroi ma solo uomini comuni, di cui vengono mostrati i lati più alti e quelli più bassi, aderenti al principio vitalistico e tutto positivo, senza spinte ideologiche o dannunziane, del piacere. Così Gabriella è un fiore delicato, non una principessa ma il piacere stesso, seppure la sua sia la storia di un’ascesa sociale (che, attenzione, si rifiuta di esser tale!). Dona Flor è una ragazza di buona famiglia, ma incline ai piaceri della cucina e del letto, e il suo dissidio si consuma tutto a seguito del vuoto fisico causato dalla morte del marito. Teresa Batista è una puttana, ma anche la donna col più alto tenore morale mai esistita.

“Il miglior esempio di romanzo popolare”

Si tratta allora di grandi allegorie dove ogni personaggio è mito e uomo insieme: Amado non dimentica mai la dimensione fisica, corporea. Enormi girandole colorate e pittoresche, variopinte, di donne battute e mai arrese, crudeli e vitalissime, in un continuo congiungimento con la vita e la morte, fra candomblé e cucina, letteratura e progresso, fiori d’ibisco e passione sfrenata.
Non è un caso infatti che abbiamo paragonato le trame di Amado a quelle delle novelas: lo scrittore è sempre stato considerato facile, da romanzetti, da letteratura popolare. E certo lo è. “Il miglior esempio di romanzo popolare” è per Sartre infatti Gabriella, giovane e sensuale donna del sertão, che affascina la città di Ilheus, alle prese con il tanto sospirato progresso, e che per amore si sposa e per amore si fa ripudiare: selvaggia e vitale come le bestie, a contatto con quei bisogni e piaceri primordiali che da sempre fanno sospirare i semplici. Dallo stesso romanzo, come da molti di Amado, fra l’altro, è stato tratto un film con Marcello Mastroianni, nei panni del grassoccio e un po’ sbruffone Nacib Saad, e Sonia Braga in quelli dell’affascinante mulatta (se di panni si può davvero parlare…). La stessa attrice fu proprio lanciata in realtà in un film tratto da un’altra opera di Amado: Dona Flor e i suoi due mariti. E chi frequenta certo cinema sicuramente può capire in che senso sono popolari.

Dritto e rovescio

Eppure Amado compie un’operazione più sottile. È vero che si inserisce nel filone della letteratura popolare: e pure quel piacere della narrazione è il medesimo della narrazione vitalistica, fiabesca e un po’ fantastica che era stata di Rabelais e di Cervantes. Amado stesso si diceva “scribacchino di feuilleton”: definizione che mi piace molto, per il richiamo implicito a Vargas Llosa in un’opera che recupera la narrativa di genere e di consumo al servizio del postmoderno. È un “trovatore popolare”, con tutta l’antitesi che questo binomio significa. Ma c’è di più: è la “rivoluzione senza ideologie”, la lezione del carnevale: il rovesciamento della realtà che mostra la via, mettendo in scena società comuniste ma senza comunismo (la comunità delle puttane di Teresa Batista), ideali, e per questo possibili solo nella fiaba e tramite la tinta di “letteratura di consumo” che caratterizza questi romanzi. Alto e basso, umile e etico, giusto e meschino, piacevole e consono si mescolano e si rincorrono in Jorge Amado, in una giostra continua che è romanzo, intrattenimento, fantasia e amore: amore per una storia e un popolo in cui lo scrittore ha sempre creduto e sentito, sempre, intimamente, suoi.


2 thoughts on “Jorge Amado: lo spirito di una nazione

  1. Sono d’accordo con te! e quello che di lui non ho letto sicuramente lo leggerò!!

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