Una solitudine troppo rumorosa

di Linda Taietti

Ma però (5)

Uno sciame dei pensieri di montaliana memoria sosta irrequieto nella galleria milanese. Appartiene a nove artisti italiani e stranieri, è una riflessione sulla solitudine la quale, per amor della contraddizione caratterizzante la nostra epoca, vuole mostrarsi e si espone e decide di parlare. In linguaggi diversi: scultura, fotografia, pittura, installazione.
È Una solitudine troppo rumorosa, come narra Hrabal nell’omonimo romanzo, è un frastuono di ricordi, di idee, di speranze e di dolori che porta Hanta, il protagonista, a decidere di salvare i libri dalla pressa compattatrice di carta, emblema del lavoro a cui ha dedicato la vita e della sua oppressione.
Francesco Diluca, con la ferrigna scultura Memento – costituita, per serendipità, in larga parte da materiali della Repubblica Ceca, patria di Hrabal – evoca il destino di chi sceglie la solitudine, eretto senza volto su una pila di libri, di credenze passeggere. Passeggere come dovrebbero essere le ombre. Tuttavia, Antonio Marchetti Lamera, attraverso i Raggi ombrosi, ci dimostra il contrario: l’artista, per mezzo della fotografia, cattura le ombre nella loro verità momentanea e le risolve su tele cangianti, dove la malinconia generata dalla solitudine interiore non è necessariamente negativa. La fotografia rivela anche la solitudine secondo Francesca Woodman, la giovane americana che esprime nella ricerca sul proprio corpo il dubbio di un’esistenza drammatica. Mentre i due autoritratti fotografici di Roman Opalka rappresentano lo scorrere inesorabile del tempo nel cambiamento dell’individuo.
L’argentina Inés Fontenla rende tangibile il muro di solitudine, la protezione-gabbia costruita da un io che crede così di salvarsi. I bidoni di Paola Risoli presentano l’assenza: la ricostruzione di ambienti disabitati apre interrogativi sulla desolazione dell’uomo contemporaneo. La desolazione è anche nei paesaggi desertici di Felix Curto e nel colore degli ambienti di Domenico Grenci, nella sua Vision du monde carica di solitudine. Fino al baratro di Pierpaolo Curti, il limite a cui ci si spinge nell’utopia della ricerca di un abbandono per il quale non si è destinati.
Le differenti solitudini si realizzano infine nel loro accostamento, nella molteplicità che esso genera. Anche se, per un istante, parevano già essere risolte nella leggerezza della farfalla bianca che, lieve e quasi ironica, si posa sulla scultura di Diluca.

Milano // fino al 15 novembre 2014
Una solitudine troppo rumorosa
Nuova Galleria Morone – via Nerino 3

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