UniMi, UniQui, UniLì… Ma UniChi?

di Mara Giacalone

Ma però (3)

L’università deve essere focolaio di attività scientifica, vero laboratorio nel quale maestri e scolari collaborano ad indagare nuovi veri e a rivedere questioni già discusse. Così nello studente si educa lo spirito critico e, quel che più importa dato lo scopo speciale che la nostra università ha, lo spirito di ricerca.
Agostino Gemelli

Siamo talmente immersi nel flusso delle azioni ordinarie che molte volte non ci rendiamo nemmeno conto di quello che facciamo, dei posti che attraversiamo. Siamo talmente presi dai nostri smartphone, dai vari impegni, che non troviamo mai il tempo per alzare gli occhi e soffermarci su ciò che ci circonda. Fortuna che ogni tanto, quando possiamo permetterci di rallentare il passo, ci guardiamo intorno: così, mentre attraversavo il cortile della sede dell’università di Via Festa del Perdono (FdP per i più affezionati) in un giorno estivo senza dover correre a prendere un treno, mi sono fermata esattamente al centro del chiostro e ho abbracciato con lo sguardo quel complesso che da tre anni abito con la mia presenza di studentessa. Inutile dire che rimasi affascinata e mi ricordai della prima volta che ci misi piede, da matricola. Una domanda mi sorse spontanea: perché sono qui? Qual è la storia di questo posto che oggi accoglie mille e più ragazzi come me?

Facciamo un bel passo indietro fino ad arrivare al 1600, momento in cui, accanto alla “Cà Granda” (specializzata nella preparazione alla professione medica) iniziano a sorgere anche a Milano istituzioni di grande qualificazione: le Scuole Palatine, l’Osservatorio astronomico di Brera, la scuola Superiore di Veterinaria… Nel 1859, grazie alla legge Casati, troviamo la diretta discendente della Facoltà di lettere e filosofia: l’accademia scientifico-letteraria. Un passo di notevole importanza fu compiuto nel 1906 con l’inaugurazione degli Istituti Clinici voluti e promossi da Luigi Mangiagalli: figura che ha rivestito una grande importanza in quella che è la fondazione dell’Università degli Studi. Grazie all’unione di forze cittadine, il progetto di Mangiagalli di concentrare tutti gli istituti superiori in una zona sola ( la nostra “Città Studi”) vide la sua realizzazione e la costruzione ebbe inizio nel 1915: grazie ai finanziamenti delle forze locali e il sostegno della legge Gentile, il 28 agosto 1924, presso la Prefettura, venne firmata la convenzione con cui si sancì la nascita dell’Università degli Studi di Milano, “completa” delle quattro Facoltà di Giurisprudenza, Lettere e Filosofia, Medicina e Chirurgia, Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali, così come Mangiagalli l’aveva voluta.

Ma ora basta con le date. Ognuno di noi studenti dell’ “UniMi” conosce bene certi spazi, certi corridoi, i chiostri, le aule, le biblioteche… eppure abbiamo sviluppato una sorta di abitudine a queste che nemmeno ci facciamo più caso, sono entrate nella nostra ordinarietà e banalità. Viviamo come peso l’università e mai ci soffermiamo a pensare a lei come un organismo che vive. Eppure è così: e siamo noi stessi a renderla viva, con il nostro correre da una sede all’altra, i nostri sorrisi dopo un esame o la nostra rabbia per una bocciatura, con i nostri “salti della siepe” dopo la tanto agognata laurea, con le nostre voci e i nostri silenzi. E quello che più mi piace pensare è che, nonostante tutto, quel posto, qualunque sia la vostra sede, diventa una sorta di casa: dopo minimo tre anni, come fa a non esserlo? Ci legano troppi ricordi a lei. Ecco perché vi invito a “viverla” di più, a “scoprirla”…dategli una possibilità e non vi deluderà!

10736211_10203697285807013_556052839_nIo frequento nella piccola e riservata sede in piazza S. Alessandro (sede del corso di Lingue e Letterature straniere), un posticino che nessuno nota se non ci deve per forza di cose passare, perché tutti percorrono Via Torino per fare shopping, ma nessuno si prende la briga di gettare l’occhio a quella piazzetta. Ebbene, se non l’avete ancora fatto, venite a trovarci! Questa sede è ospitata in quella che una volta era il collegio dei Padri Barnabiti, che avevano fatto edificare la chiesa omonima e attigua all’università sopra quello che si diceva essere il carcere in cui venne tenuto prigioniero Sant’Alessandro Martire. Vi consiglio una visita anche alla chiesa (appena restaurata): è un esempio molto bello di barocco con all’interno molte opere pittoriche dell’arte lombarda tra ‘600-700 e, se invece siete più appassionati di musica, non potete davvero perdervi i due organi!

Quello che più mi piace della sede di Sant’Alex (così modernizzata da noi linguisti) è sapere che in quelle stesse aule ha studiato un giovane Giuseppe Parini. Ma mi piace anche il fatto che in molte delle aule ( A2, A9, biblioteca di francesistica…) si possono vedere ancora dei residui di affreschi: mi è capitato più volte, tediata da qualche lezione, di alzare la testa e perdermi nel soffitto affrescato!

Vorrei soffermarmi e ribadire ancora una volta questa cosa che vivo in prima persona: non conosciamo abbastanza la nostra università. Non siamo a conoscenza delle sue iniziative, dei suoi punti di forza, della sua fama. Molte volte, parlando con amici, vediamo che storcono il naso quando diciamo che andiamo in “Statale”, ma che male c’è? Se solo sapessero dei suoi primati…

Voglio solleticare la vostra curiosità: lo sapevate che dal 1985 l’Università ha una base in Antartide? Oppure che la nostra Biblioteca di Egittologia è fra le più importanti al mondo? E lo sapevate che il patrimonio librario dell’Ateneo comprende rarità di altissimo pregio? Eravate a conoscenza del fatto che nei tre Orti Botanici dell’Università (abbiamo degli orti?) si coltivano piante insettivore, succulente, tintorie e officinali? E i nostri primati in campo di ricerca scientifica?
Ebbene, spero di essere riuscita nel mio intento. Anche io prima di questo momento non sapevo tutte queste cose, poi mi sono informata e per quel che può valere la mia opinione, sono orgogliosa di frequentare “la Statale”.

Per rispondere alle domande che vi ho posto, andate qui:
http://www.unimi.it/ateneo/datistat/38248.htm


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