Educare al territorio, educare allo sguardo

di Federica Marelli

Ma però (9)

Uno dei leit motiv della cultura italiana è l’enorme quantità di opere artistiche di diverso tipo – quadri, sculture, architetture religiose e civili tanto per citare qualche esempio – presenti in moltissime realtà urbane quanto in piccoli paesi di campagna. Esistono persino interi borghi che paiono l’arte fatta paese, dove tutto (dall’architettura all’artigianato locale, fino alle bellezze paesaggistiche) è testimonianza della loro storia passata. Per valorizzarli è da tempo attiva l’associazione I Borghi più Belli di Italia, che cataloga i piccoli paesi sparsi su tutto il territorio italiano, che rispettino alcune caratteristiche – ad esempio un numero limitato di abitanti, un paesaggio “incontaminato”, la presenza di siti o monumenti di particolare rilevanza artistica e via dicendo. Ma anche nelle grandi province italiane, insieme a città industriali e cementificate, si trovano piccole perle. Basti pensare ai paesi in provincia di Lecco o Como, con i loro laghi, o alle bellezze della collina torinese (dove si trova un comune, Marentino, chiamato “Il Paese Dipinto” a causa dei murales dipinti quasi su ogni suo muro).
Mi è capitato spesso di pensare che nel nostro Paese ovunque si volti lo sguardo sia possibile osservare una piccola (o grande) meraviglia. Tralasciando le ovvie bellezze di città enormemente conosciute, come Roma o Venezia, quasi ogni altra cittadina o piccolo paese offre un suo particolare distintivo – una chiesa antica, un monumento, un castello – e spesso si tratta di realtà per la massima parte urbanizzate e per nulla turistiche. Da qualche anno mi occupo attivamente di educazione al territorio, e cerco di trasmettere ai ragazzi con cui lavoro proprio questo aspetto: anche un comune che pare non avere nulla da offrire, che è considerato esclusivamente “paese dormitorio” e magari anche poco attraente, può rivelarsi fonte di sorprese inaspettate. Tutto sta nel modo in cui ci rapportiamo a esso, nel modo in cui volgiamo lo sguardo al luogo in cui viviamo o in cui passiamo per caso. Il luogo inteso non solo come mero sfondo delle nostre attività quotidiane, ma come espressione di un’appartenenza al mondo, all’ambiente che ci circonda, ci accoglie, ci stupisce con le sue meraviglie, ci trasmette il suo spirito attraverso il manifestarsi delle sue particolari caratteristiche. E il nostro sguardo può farsi più attento a cogliere questi particolari, ad apprezzare una bellezza nascosta, per quanto poco valorizzata e in termini economici poco pubblicizzata. L’educazione al territorio di cui mi occupo è innanzitutto un’educare a guardare il mondo, le città, i paesi, il territorio (anche quello urbanizzato) ascoltando quello che esso ci trasmette.
Non a caso nella Guida ai Borghi più Belli di Italia per ogni borgo di cui si narrano la storia e le bellezze c’è una particolare sezione aggiuntiva: il genius loci di quella piccola realtà, il suo tratto caratteristico, che può essere espresso dal suo nome o da un avvenimento particolare, e che qualifica il luogo come unico, speciale, foriero di una propria identità e storia. Se i luoghi hanno un’identità essi la trasmettono anche: e così attraverso quel particolare sentimento di appartenenza anche la nostra storia, la nostra identità come esseri umani che agiscono nel mondo, può trovarsi intrecciata a quel luogo particolare, unico e speciale.


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