Il sorriso di don Giovanni: la seduzione della lettura

di Elisa Saporiti

Ma però (6)

Il sorriso di don Giovanni: la seduzione della letturaLettori-accaniti e non-lettori. Da una parte chi vive l’esperienza della lettura come un desiderio incontenibile, una necessità; dall’altra chi fugge dal libro come se fosse quanto di più effimero possa esserci.
Adele, la protagonista dell’ultimo romanzo di Ermanno Rea, Il sorriso di don Giovanni, sceglie sin da bambina da quale parte stare.
L’amore viscerale che nutre per i libri l’accompagna per tutta la vita, guidandola nelle scelte, confortandola nei momenti di tristezza e rendendo memorabili quelli di gioia. È proprio questa passione a farle incontrare Fausto, lettore accanito come lei, di cui si innamora e con il quale affronta le difficili trasformazioni sociali durante gli anni Settanta.

Adele non si limita a leggere, bensì si immerge nelle trame dei romanzi che trovano posto nella sua biblioteca e le vive intensamente: “Sono una lettrice accanita, obbligata a vivere accanto ai libri, dentro ai libri, per i libri, leggendoli ma non soltanto. Vivendoli.” confessa.
Questa particolare predisposizione la porta ad interrogarsi costantemente sul ruolo che lettori-accaniti come lei dovrebbero assumere nella società: un’esperienza, quella della lettura, che non si esaurisce nel semplice intrattenimento, restando confinata nelle pagine d’inchiostro, ma che assume un carattere militante. Perciò, spinta da una pulsione missionaria, Adele sente di avere il compito di rivelare al mondo il messaggio contenuto nei grandi romanzi, affinché tutti siano consapevoli che la lettura non distoglie dalla vita reale, ma si configura come uno slancio per viverla più intensamente.

Sebbene in quest’ambizione vi possa essere dell’utopico, il personaggio di Adele invita il lettore a riflettere sul destino della lettura. Senza cadere in considerazioni apocalittiche, è evidente come il ruolo del libro sia cambiato rispetto al passato, perdendo il privilegio di essere l’unico collettore di valori e memorie. Oggi, sostituito da molte alternative, sembra essere passato in secondo piano: “Ho davvero paura che il mondo smetta di leggere” rivela Ermanno Rea nell’intervista su Repubblica.it.

“È una paura propria del nostro tempo. Che di paure ne alimenta tante. Ammetto che nel romanzo potrei aver dilatato letterariamente un simile scenario. Ma spesso m’interrogo su che cosa sarebbe il nostro mondo senza la lettura. Come potremmo immaginare la rivoluzione bolscevica senza Gogol e Dostoevskij?”.

reaCalandosi nelle vesti della protagonista (“Adele sono io”), Rea mostra di credere ancora profondamente nella capacità di ammaliare propria del libro. E infatti quest’ultimo, alla fine del romanzo, sembra prendere vita, personificandosi nell’attraente don Giovanni. Sorride ad Adele-Rea (e a tutti noi lettori) e ci invita a lasciarci sedurre da un’esperienza totale, quale è la lettura.
Spetta solo a noi scegliere se cedergli o meno.

Intervista a Ermanno Rea su Repubblica.it: qui.


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