Chi è Fernanda Pivano?

di Gaia Scolari

Ma però (9)

A questa domanda, Fabrizio De André aveva risposto così: «Fernanda Pivano per tutti è una scrittrice. Per me è una ragazza di venti anni che inizia la sua professione traducendo il libro di un libertario mentre la società italiana ha tutt’altra tendenza. È successo tra il ’37 e il ’41: quando questo ha significato coraggio». Questa frase la si poteva leggere sul retro della custodia dell’album Non al denaro non all’amore né al cielo: il disco del cantautore era, infatti, tratto da un libro tradotto da Fernanda Pivano all’inizio della sua carriera.

Siamo negli anni del regime fascista, Nanda (così l’hanno sempre chiamata gli amici) ha poco più di vent’anni e il suo insegnante di liceo è una persona speciale: Cesare Pavese. Lo scrittore le fa scoprire un “nuovo mondo”, la letteratura americana, che in quegli anni significava anche opposizione all’ideologia del regime. E così Fernanda si innamora dell’America, de L’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters e, in particolare, di una poesia: Francis Turner, ovvero Il malato di cuore dell’album di De André. Così di nascosto si mette a tradurre il libro e grazie a Pavese la sua versione viene pubblicata da Einaudi, che gliene commissiona anche un’altra, quella di Addio alle armi di Hemingway. Qui iniziano i guai. Le copie dell’ Antologia vengono sequestrate. In realtà, secondo la scrittrice, l’iniziale autorizzazione alla stampa era stata possibile solo grazie ad un espediente: il libro, pubblicato con il titolo Antologia di S. River era stato fatto passare per l’antologia di un santo di nome River. La situazione peggiora ancora di più dopo l’8 settembre del ’43. I tedeschi ritrovano nella sede ormai abbandonata dell’Einaudi il contratto di traduzione per Addio alle armi intestato a Pivano, a cui segue l’erroneo arresto del fratello della traduttrice. Ma Nanda, appena saputo dell’accaduto, si precipita al comando tedesco e spiega l’equivoco. Verrà rilasciata dopo un interrogatorio durato l’intera giornata e nella condizione di sorvegliata speciale.
Questa storia era nota a De André, così come ancor prima lo era stata ad Hemingway. Lo scrittore dopo la guerra aveva, infatti, chiesto di incontrare la traduttrice a Cortina, come lei stessa ricorda : «Non dimenticherò mai quel suo abbraccio da gigante buono che mi ha fatto quasi scricchiolare le ossa. […] e mi ha detto in quel suo bisbiglio così difficile da capire finché non ci si era abituati “Tell me about the Nazi” (Raccontami dei Nazi)». E di Hemingway fu amica, prima ancora che traduttrice, per tutta la vita. Se avete a casa una copia de “Il vecchio e il mare andare a curiosare il nome del traduttore…

Troppo c’è da dire su Nanda. Ci sarebbe ancora moltissimo da scrivere solo per raccontare del suo rapporto con la Beat Generation, con scrittori come Kerouac, Gregory Corso, Ferlinghetti, Allen Ginsberg, Burroughs. Basti dire che libri come Sulla strada e Jukebox all’idrogeno sono arrivati in Italia grazie a lei. Perché Pivano non si accontentava di tradurre un libro, voleva conoscerne di persona l’autore o, comunque, entrare a contatto con gli ambienti che gli appartenevano, per comprenderne realmente la scrittura. Con gli scrittori appena citati instaurò un vero e proprio rapporto di amicizia e fiducia: Ginsberg collaborava alla traduzione delle proprie opere in italiano, Corso e Kerouac vennero in viaggio nella nostra penisola proprio grazie a lei. D’altra parte non molte altre persone sarebbero riuscite a ricavare un’intervista dall’ubriachissimo Kerouac, che attraverso gli schermi della Rai tenne una conversazione quasi incomprensibile (ma per fortuna, si sa, l’inglese non è mai stata una lingua molto conosciuta dagli italiani). Fernanda racconta che, davanti all’insistente richiesta di alcolici da parte dello scrittore, fu addirittura costretta a servirgli un bicchiere d’acqua col bordo cosparso di Whisky. Kerouac lo bevve senza accorgersi di nulla!
Un’altra particolarità di Nanda è stata quella di non rinunciare a scoprire nuovi scrittori e nuove correnti di pensiero. Mai ha lasciato spazio a pregiudizi. Così ha conosciuto scrittori come Henry Miller, Erica Jong, Bret Easton Ellis e Jay McInerney, solo per citarne alcuni.

Fernanda Pivano è nata a Genova il 18 luglio 1917 ed è morta il 18 agosto 2009. L’ultimo saluto è stato quello dell’amico Don Andrea Gallo, durante l’omelia funebre che terminava così: «Ciao, Signora America. Ciao, Signora Libertà. Ciao, Signorina Anarchia».


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