Se un giorno d’estate un viaggiatore: l’isola di Linosa

di Veronica Galli

Ma però (8)

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Scelta da Emanuele Crialese come ambientazione del suo film Terraferma (2011), posta nell’arcipelago delle Pelagie, tra la Sicilia e Lampedusa, si nasconde un’isola vulcanica di soli cinque chilometri quadrati: Linosa, un paradiso di bellezza e natura non ancora contaminato dal turismo violento di chi, dal Nord o dal resto del mondo, si riversa da Giugno a Settembre nel nostro splendido Sud. Linosa ha le sembianze di un’isola ancora vergine: disseminata di dammusi – le piccole, cubiche e pittoresche abitazioni tipiche del luogo – una manciata di macchine, pochi collegamenti via mare con Lampedusa e Porto Empedocle, pochi colori ma intensi. Affittando un motorino, una bicicletta o un quad nel piccolo centro abitato che si risale non appena discesi al porto, si possono coprire facilmente i cinque chilometri quadrati dell’isola.

10596020_10152706647149203_560173169_nLinosa è un piccolo fazzoletto di terra nera vulcanica, una polvere scura interrotta soltanto dal verde dei fichi d’india che crescono un po’ovunque, arrampicandosi persino sulla roccia lavica che discende lentamente verso il mare, dove solo una piccola striscia di schiuma bianca si preoccupa di allacciare la terra nera al Mediterraneo che qui, per la natura assolutamente incontaminata del luogo o per il semplice contrasto con la roccia lavica, salta agli occhi più blu che mai. Contro gli incubi agostani degli stabilimenti balneari tutti musica, sdraio e happy hour a Linosa esistono spiagge semiservite – come la Cala Pozzolana – dove il mare è riuscito a strappare alla pietra lavica una striscia di terra altrettanto nera. Per i più solitari, invece, l’isola offre molte altre possibilità di discesa a mare in piccole calette naturali disseminate lungo il suo perimetro, spesso ricavate dall’ostinazione insistente dell’acqua contro la scogliera nera di quest’angolo di paradiso; una fra tutte è la Cala dei Faraglioni, un paesaggio mozzafiato tanto dall’alto prima della discesa – lo scatto è d’obbligo! – quanto sulla riva della spiaggia, in un alternarsi senza tregua di pietra e acqua limpida. 10589920_10152707503119203_1129080342_nAltra sosta necessaria è quella alla piscina naturale che, nascosta tra le pietre laviche, offre uno spettacolo di colori mozzafiato. Ma non di solo mare vive l’uomo – o meglio – per godere appieno dello spettacolo offerto dall’angolo di Mediterraneo in cui Linosa emerge – ma, sia chiaro, negli orari giusti – non si può rinunciare ad un’escursione lungo l’isola che, con la sua estensione limitata e le alture del Monte Nero e del Monte Vulcano offre svariati punti panoramici nonché una vista mozzafiato sui crateri degli antichi coni vulcanici che hanno dato origine all’isola.

10543739_10152706647169203_1963361881_nUn piccolo appunto: all’ora del tramonto, se riuscite ad individuare un punto di osservazione favorevole, vedrete la cima frastagliata del Monte Nero disegnare sullo sfondo rosa del crepuscolo il profilo di quello che i linosani chiamano “Il gigante che dorme”, uno spettacolo indimenticabile. Con la Berta Maggiore e la Tartaruga Marina “Caretta Caretta” l’isola di Linosa vanta, inoltre, due preziose specie animali che addirittura, nel caso della seconda, le hanno fatto guadagnare la costituzione di un centro di recupero dove, ogni anno, vengono organizzati campi estivi di osservazione e conservazione della specie, rivolti a biologi, esperti o, semplicemente, appassionati del settore. Linosa, infine, merita di essere ammirata da un altro, unico, punto di vista: quello di chi la circumnaviga dal mare. Al porto dell’isola gli abitanti vi offriranno diverse opzioni di escursione via mare, esperienza vivamente consigliata. Oltre a permettervi di raggiungere calette sconosciute dove fare un bagno o improvvisare piccole immersioni con maschera e boccaglio per godere dello spettacolo del fondale, la gita in barca vi offrirà un contatto più diretto con gli abitanti dell’isola, pronti a rispondere ai vostri interrogativi sulle tradizioni di Linosa, il rapporto con Lampedusa e il resto della Sicilia e le difficoltà della vita invernale per chi si trova a 165 km da capo Africa Mahdia e a 167 km da Licata e 50 km da Lampedusa. 10620658_10152707499699203_4978084418555364543_nPoi, come è successo a noi, potreste voler riemergere da una piccola immersione in una cala azzurrissima, attirati dai suoni ovattati di una conversazione e, tornati a galla e sfilata la maschera, restare rapiti dalla discussione assolutamente dialettale tra due indigeni che, gambe a penzoloni dai loro piccoli pescherecci in legno bianco e azzurro come i dammusi di Linosa, ingannano l’attesa dei turisti milanesi portati a fare il bagno commentando la partita del giorno precedente. Non capirete una parola ma, guardandovi intorno, circondati da fichi d’india e pietra lavica e poi solo e soltanto Mediterraneo a perdita d’occhio, senza nemmeno il profilo di un’isola o del continente all’orizzonte, nessun frastuono di macchine o hit estive attorno a voi, vi rimmergerete – il suono della conversazione sempre più ovattato – e, seguendo un pesce verso il fondale, vi chiederete se possa esserci al mondo un posto altrettanto bello.

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