Le nuove leve del pianoforte

di Filippo Moratti

Ma però (4)

jan-lisieckiIl 7 maggio 2014 si è esibito sul palco del teatro Valli di Reggio Emilia Jan Lisiecki, pianista canadese dalle origini polacche, considerato da molti un prodigio del pianoforte. L’audacia del ragazzo è indiscutibile, considerando la sua giovane età. Suonare sui palchi di tutta Europa, a diciott’anni, senza nemmeno uno spartito, con sicurezza e con un rapporto solare con il pubblico non è cosa da poco. È però necessario muovere alcune critiche all’esecutore, che, secondo molti spettatori in sala, ha commesso alcuni errori. Il programma è stato interamente chopiniano e vedeva al primo posto il Gran Valzer brillante op.18 n. 1, eseguito con grande rapidità e sicurezza, che hanno però portato a numerose “sbavature” nei ribattuti e sul finale, percepite anche dalle orecchie meno esperte presenti in sala. I notturni op.9 e i valzer op.64 sono stati suonati e non interpretati. Mancavano quei rubati malinconici che fanno sognare, rimpiazzati invece da tempi a rigor di metronomo, note scattanti e troppo aderenti allo spartito, lontani dall’interpretazione filologica del romanticismo chopiniano e che hanno riportato le composizioni in tre quarti nelle sale da ballo del classicismo. Non hanno permesso agli spettatori di chiudere gli occhi e perdersi nella nostalgia di quelle note, scritte dal compositore in ricordo dell’amata Polonia.
Scelta molto azzardata poi quella di voler suonare l’intera raccolta di 24 preludi: brani brevissimi, alcuni dei quali di appena metà pagina, che suonati senza una buona interpretazione rischiano di annoiare e di non trasmettere il loro individuale messaggio. Infine, a chiudere il concerto, l’Andante spianato e Grande polacca brillante op. 22 che il ragazzo ha eseguito egregiamente, ricevendo un lungo applauso del pubblico, seguito da altri due brani di Chopin come bis. La tecnica di Jan Lisiecki è molto buona, prevalentemente di dito anziché di polso, che determina estrema facilità di esecuzione nei brani in velocità, ma è anche motivo di alcune sue lacune interpretative. Nel complesso Lisiecki possiede solide basi sulle quali poter sviluppare una più corretta maturità e consapevolezza musicale, che tra alcuni anni lo renderanno un ancor più grande pianista. Il suo sorriso, la sua modestia (“Non chiamatemi prodigio”) e la sua ilarità, ingredienti fondamentali di un vero musicista, hanno conquistato e hanno lasciato un ricordo piacevole in tutto il suo pubblico.


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