I nuovi inquilini del cimitero monumentale

di Anna Pisaniello

Ma però (3)

Tra i milanesi essere sepolti al cimitero monumentale significava, e forse significa anche oggi, essere qualcuno. Il monumentale è sempre stato sinonimo di prestigio, status sociale, stabilità economica, fama. Un luogo che mostra non tanto quello che Milano era, ma come Milano avrebbe voluto apparire. Un luogo non solo per la sepoltura, ma anche per l’auto celebrazione. Perché questa è una città con una sua identità precisa, che non si smentisce nemmeno nell’aldilà. Una città dove conta il lavoro duro, la reputazione e avere del denaro da spendere per mantenerla.

10404195_10203177750838806_6187990686055690132_n

Di cimiteri a Milano si era già iniziato a discutere nei circoli illuministi settecenteschi, all’interno dei quali una sepoltura laica e egualitaria, opposta a quella aristocratica e cattolica all’interno delle chiese, era sinonimo di progresso. Per la costruzione del cimitero monumentale però bisognerà attendere il Risorgimento e la cacciata degli austriaci. Così nel progetto dell’architetto Carlo Maciachini del 1860 si può leggere un disegno preciso: la celebrazione grandiosa di una Milano ricca, potente e soprattutto liberata. Un simbolo del progresso e della razionalizzazione di una città che a fine ottocento si avvia verso la modernità. Lo dimostra anche la costruzione di un forno crematorio, inaugurato nel 1873, in pieno positivismo, che è ad oggi uno dei più antichi d’Europa. Il forno, in perfetta tradizione lombarda, fu voluto e interamente finanziato da un industriale che produceva e commerciava seta: Alberto Keller. La scelta di aprire il monumentale quindi era anche (o forse soprattutto) un fatto culturale.

10501695_10203177752918858_353640780126415286_n

Anche passeggiando tra viali assolati del cimitero non si può far a meno di riflettere sulla fitta corrispondenza tra cultura progressista e prestigio industriale. Il Famedio, che accoglie con la sua maestosità i visitatori, è il luogo del primato dell’intelletto, in cui sono sepolti artisti e luminari milanesi meritevoli di “fama”. Il primo ad esservi traslato nel 1883, dieci anni dopo la morte, fu lo scrittore Alessandro Manzoni. Seguirono il poeta e premio nobel Quasimodo, il designer Bruno Munari, il pittore Francesco Hayez, fino ai recenti Giorgio Gaber ed Alda Merini. Il cimitero vero e proprio invece è una giungla scultorea di grandi industriali e famiglie della “Milano bene”, che con il loro generosi stanziamenti hanno reso il monumentale “un museo a cielo aperto”. Per loro hanno lavorato negli anni molti grandi artisti del calibro di Luca Beltrami, Paolo Mezzanotte, Lucio Fontana, Medardo Rosso. Sono dei piccoli capolavori alcune edicole private, come quella della famiglia Motta scolpita da Giacomo Manzù o quella della famiglia Campari, un’Ultima cena in bronzo e pietra ad opera di Giannino Castiglioni (oggi i milanesi la chiamano scherzosamente “l’ultimo aperitivo”).

10502002_10203177752678852_5301163282879099996_n

L’osservatore attento però non mancherà, nella sua passeggiata, di notare un dato piuttosto singolare. Quasi nessuna delle sepolture va oltre gli anni ’80 del novecento. Lo dimostra anche la quasi totale assenza di artisti contemporanei tra i committenti (uno degli ultimi è Giò Pomodoro). Secondo il sito internet del monumentale “La progressiva saturazione degli spazi del cimitero non ha favorito negli ultimi decenni un altrettanto significativo sviluppo dell’architettura funeraria”. Anche un occhio meno attento infatti si dovrebbe accorgere dei molti avvisi che chiedono la liberazione dei loculi per concessione scaduta. Dei posti vuoti in vendita, mi spiega uno dei volontari, ci sarebbero anche. Ma sono difficili da far liberare o da raggiungere, senza dimenticare poi che sono piuttosto costosi.

10501996_10203177750318793_1020843340239480886_n

Erano costosi anche all’epoca, ma allora, forse, il gioco valeva la candela. Osservando i pochi visitatori estivi, per lo più turisti, viene da chiedersi se il monumentale sia ancora quel luogo di autocelebrazione collettiva che doveva essere un tempo. Se può essere ancora un luogo di dialogo tra l’anima creativa, intellettuale e imprenditoriale di Milano. Nel frattempo il Monumentale ha iniziato ad esercitare il suo fascino su un gruppo di milanesi nuovi, che guarda caso non vivono molto distanti. E’ stata seppellita a febbraio scorso qui Cuie Hu (1926-2014), la cinese più anziana di China Town, emigrata a Milano negli anni trenta. Sono proprio gli ultimi arrivati, i futuri nuovi ricchi, a tenere ad entrare nella Milano del monumentale. Quella Milano in cui conta il lavoro duro, la reputazione e avere del denaro da spendere per mantenerla.

10444505_10203177751398820_1770565957604939091_n  

Cimitero Monumentale
Piazzale Cimitero Monumentale
Aperto da martedì a domenica, dalle 8 alle 18
Ingresso libero
Info per visite guidate: dsc.cimiteromonumentale@comune.milano.it
Raggiungibile con:
Autobus: 37 (fermata Monumentale), 94 ( fermata P.ta Volta)
Tram: 2, 4, 33 (fermata Farini), 12 e 14 ( fermata Bramante)
Metropolitana: M2, M5 (fermata Garibaldi)

Trovate il Cimitero Monumentale su Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest ed il sito dedicato del Comune ( http://goo.gl/6jUNdj).

Gallery


One thought on “I nuovi inquilini del cimitero monumentale

  1. Pingback: Milano città di storie: macabro e noir | Ma però

Lascia un commento